In Breve
- Quali sono i principali ritardi dell'Italia nella transizione energetica?
- L'Italia mostra ritardi significativi nella riduzione delle emissioni di gas serra e nella quota di rinnovabili sui consumi finali.
- Qual è l'obiettivo del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima?
- Il Pniec prevede una riduzione delle emissioni di circa 14 milioni di tonnellate l'anno fino al 2030.
- Come si posiziona l'Italia rispetto ad altri paesi europei nella generazione di energia rinnovabile?
- Nel 2025, l'Italia ha installato 7,2 GW di nuova capacità, rispetto ai 23 GW della Germania e 11 GW della Spagna.
Le spinte internazionali verso la transizione ambientale si stanno rafforzando, ma l’Italia continua a mostrare ritardi preoccupanti su indicatori chiave della green economy. Questi dati emergono dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata il 3 novembre agli Stati Generali delle green economy e illustrata in apertura di Ecomondo.
Il contesto geopolitico attuale, caratterizzato da conflitti in corso e difficoltà economiche, aumenta il rischio di risposte ristrette e inefficaci. Le crisi, come i rincari energetici e le restrizioni sulle esportazioni di materie prime critiche, hanno accentuato la necessità di una maggiore autonomia energetica e di un’economia più circolare.
Secondo le previsioni, la bolletta annua europea del gas nel 2026 potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro, rispetto ai 40 miliardi del 2019. Anche la spesa per il petrolio è attesa in aumento, con un incremento di circa 45 miliardi. Le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono cresciute di cinque volte tra il 2019 e il 2024, impattando su prezzi e approvvigionamenti.
Tra i trend globali già avviati, la relazione sottolinea la crescita delle rinnovabili, l’elettrificazione della mobilità e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’adattamento climatico. Tuttavia, permangono nodi aperti, come l’impatto ambientale dei data center. Inoltre, la riduzione dei servizi ecosistemici sta generando impatti economici significativi sulla produzione alimentare e sulla fertilità dei suoli.
Per l’Italia, i punti critici segnalati includono un aumento delle emissioni di gas serra nell’anno passato, con un calo modesto atteso per il 2026. Negli ultimi dieci anni, la riduzione media è stata di 7 milioni di tonnellate l’anno, mentre per rispettare il target del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) sarebbe necessaria una riduzione di circa 14 milioni di tonnellate l’anno fino al 2030.
La quota di rinnovabili sui consumi finali lordi nel 2024 era del 19%, contro una media Ue del 25%. Nei trasporti, la quota è al 10%, rispetto al 34,2% richiesto dal Pniec per il 2030. Nella generazione elettrica, le rinnovabili rappresentano il 47% del totale, con un obiettivo fissato al 70% per il 2030. Nel 2025, l’Italia ha installato nuova capacità per 7,2 GW, rispetto ai 23 GW della Germania e agli 11 GW della Spagna, mentre per raggiungere gli obiettivi servirebbero circa 10 GW annui.
Altri indicatori mostrano criticità e contraddizioni: la superficie destinata all’agricoltura biologica è diminuita nel 2025 del 5,4% dopo un incremento del 59,3% nei dieci anni precedenti. I consumi idrici sono molto alti e la disponibilità per abitante è inferiore alla metà della media europea, con il riutilizzo delle acque depurate fermo al 4% rispetto a un potenziale stimato del 23%.
Elementi positivi emergono nella circolarità: la dipendenza dalle importazioni di materiali è elevata (47% nel 2025 contro una media Ue del 22% e la Germania al 39%), ma il tasso di uso circolare dei materiali è buono (21,6% rispetto al 12,2% Ue) e il riciclo complessivo dei rifiuti è alto (86% contro una media Ue del 41%). Il riciclo degli imballaggi è al 77,3%, mentre permangono difficoltà sulla plastica e la raccolta dei rifiuti elettronici (Raee) resta bassa.
La transizione viene definita anche come opportunità economica e di crescita, un “effetto cigno verde” in risposta ai costi generati dalla crisi climatica. Tuttavia, per cogliere questa opportunità, l’Italia deve accelerare gli investimenti e le politiche su rinnovabili, efficienza idrica, riciclo e riduzione della dipendenza da materie prime estere.
