Energia

Italia in Ritardo sulla Transizione Energetica: Analisi della Green Economy 2026

La Relazione sullo Stato della Green Economy 2026 evidenzia i ritardi dell'Italia rispetto agli obiettivi di sostenibilità e transizione energetica.

Transizione energetica in Italia

In Breve

Quali sono i principali ritardi dell'Italia nella transizione energetica?
L'Italia mostra ritardi significativi nella riduzione delle emissioni di gas serra e nella quota di rinnovabili sui consumi finali.
Qual è l'obiettivo del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima?
Il Pniec prevede una riduzione delle emissioni di circa 14 milioni di tonnellate l'anno fino al 2030.
Come si posiziona l'Italia rispetto ad altri paesi europei nella generazione di energia rinnovabile?
Nel 2025, l'Italia ha installato 7,2 GW di nuova capacità, rispetto ai 23 GW della Germania e 11 GW della Spagna.

Le spinte internazionali verso la transizione ambientale si stanno rafforzando, ma l’Italia continua a mostrare ritardi preoccupanti su indicatori chiave della green economy. Questi dati emergono dalla Relazione sullo Stato della Green Economy 2026, presentata il 3 novembre agli Stati Generali delle green economy e illustrata in apertura di Ecomondo.

Il contesto geopolitico attuale, caratterizzato da conflitti in corso e difficoltà economiche, aumenta il rischio di risposte ristrette e inefficaci. Le crisi, come i rincari energetici e le restrizioni sulle esportazioni di materie prime critiche, hanno accentuato la necessità di una maggiore autonomia energetica e di un’economia più circolare.

Secondo le previsioni, la bolletta annua europea del gas nel 2026 potrebbe superare i 240-250 miliardi di euro, rispetto ai 40 miliardi del 2019. Anche la spesa per il petrolio è attesa in aumento, con un incremento di circa 45 miliardi. Le restrizioni alle esportazioni di materie prime critiche sono cresciute di cinque volte tra il 2019 e il 2024, impattando su prezzi e approvvigionamenti.

Tra i trend globali già avviati, la relazione sottolinea la crescita delle rinnovabili, l’elettrificazione della mobilità e l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per l’adattamento climatico. Tuttavia, permangono nodi aperti, come l’impatto ambientale dei data center. Inoltre, la riduzione dei servizi ecosistemici sta generando impatti economici significativi sulla produzione alimentare e sulla fertilità dei suoli.

Per l’Italia, i punti critici segnalati includono un aumento delle emissioni di gas serra nell’anno passato, con un calo modesto atteso per il 2026. Negli ultimi dieci anni, la riduzione media è stata di 7 milioni di tonnellate l’anno, mentre per rispettare il target del Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) sarebbe necessaria una riduzione di circa 14 milioni di tonnellate l’anno fino al 2030.

La quota di rinnovabili sui consumi finali lordi nel 2024 era del 19%, contro una media Ue del 25%. Nei trasporti, la quota è al 10%, rispetto al 34,2% richiesto dal Pniec per il 2030. Nella generazione elettrica, le rinnovabili rappresentano il 47% del totale, con un obiettivo fissato al 70% per il 2030. Nel 2025, l’Italia ha installato nuova capacità per 7,2 GW, rispetto ai 23 GW della Germania e agli 11 GW della Spagna, mentre per raggiungere gli obiettivi servirebbero circa 10 GW annui.

Altri indicatori mostrano criticità e contraddizioni: la superficie destinata all’agricoltura biologica è diminuita nel 2025 del 5,4% dopo un incremento del 59,3% nei dieci anni precedenti. I consumi idrici sono molto alti e la disponibilità per abitante è inferiore alla metà della media europea, con il riutilizzo delle acque depurate fermo al 4% rispetto a un potenziale stimato del 23%.

Elementi positivi emergono nella circolarità: la dipendenza dalle importazioni di materiali è elevata (47% nel 2025 contro una media Ue del 22% e la Germania al 39%), ma il tasso di uso circolare dei materiali è buono (21,6% rispetto al 12,2% Ue) e il riciclo complessivo dei rifiuti è alto (86% contro una media Ue del 41%). Il riciclo degli imballaggi è al 77,3%, mentre permangono difficoltà sulla plastica e la raccolta dei rifiuti elettronici (Raee) resta bassa.

La transizione viene definita anche come opportunità economica e di crescita, un “effetto cigno verde” in risposta ai costi generati dalla crisi climatica. Tuttavia, per cogliere questa opportunità, l’Italia deve accelerare gli investimenti e le politiche su rinnovabili, efficienza idrica, riciclo e riduzione della dipendenza da materie prime estere.

Autore

redazione

Redazione Diarioeconomico.