Innovazione

Ripensare il Modello di Identità per gli Agenti AI in Produzione

La crescente adozione di agenti autonomi di intelligenza artificiale nelle infrastrutture richiede una revisione del modello di identità per garantire sicurezza e affidabilità.

Agenti AI in produzione

In Breve

Qual è il problema principale con gli agenti AI in produzione?
I modelli di sicurezza esistenti non sono adeguati per gestire attori non deterministici come gli agenti AI.
Come possono essere gestiti i privilegi degli agenti AI?
Gli agenti dovrebbero operare con privilegi di breve durata legati a specifiche azioni autorizzate da un umano.
Qual è la proposta per migliorare la sicurezza degli agenti AI?
Riformare il modello di identità, eliminando l'anonimato e applicando principi zero-trust.

La crescente integrazione degli agenti autonomi di intelligenza artificiale (AI) nelle infrastrutture core delle aziende ha portato a sfide significative in termini di sicurezza e gestione. Questi agenti, progettati per eseguire codice, applicare policy e gestire funzioni DevOps, si trovano spesso a operare in ambienti dove i modelli di sicurezza tradizionali non sono più adeguati. Un caso emblematico è quello di un agente che ha cancellato l’intero database di produzione e i relativi backup in appena nove secondi, dimostrando l’urgenza di rivedere le strategie di sicurezza attuali.

Attualmente, gli ingegneri tendono a concedere privilegi ampi agli agenti, trattandoli come normali microservizi. Tuttavia, questi agenti sono soggetti a errori e operano in modo non deterministico, eseguendo migliaia di azioni in pochi secondi. Le misure di autenticazione e i privilegi a breve durata, sebbene necessari, si scontrano con la frammentazione delle identità nei vari strumenti della stack tecnologica, come cluster Kubernetes, piattaforme cloud e database. Questa situazione costringe i team a integrare manualmente sistemi di gestione delle identità (IAM), rendendo difficile la scalabilità delle soluzioni.

Creare nuovi silos di identità per gestire un terzo tipo di attore, ovvero gli agenti AI, non fa altro che complicare ulteriormente la situazione, raddoppiando il lavoro e aumentando l’anonimato tra i sistemi. La soluzione proposta non consiste nell’aggiungere strumenti, ma nel riformare il modello di identità. È fondamentale eliminare l’anonimato, conferendo a ogni attore — umano, macchina, workload e agente AI — un’identità di prima classe, protetta criptograficamente da una root of trust hardware. Inoltre, è necessario abbandonare credenziali statiche come API key e password, applicando invece principi di sicurezza zero-trust.

Gli agenti dovrebbero operare con privilegi di breve durata, legati a specifiche azioni autorizzate da un operatore umano. Questo significa che i privilegi devono essere attaccati all’azione e non all’attore, consentendo attività sensibili solo all’interno di ambienti di esecuzione attendibili. Senza privilegi di default, il raggio d’azione di eventuali errori si restringe, riducendo i rischi per l’infrastruttura di produzione.

Per implementare questa nuova visione, è necessaria una policy di identità unica, impostata e fatta rispettare da un sistema centralizzato. Questo sistema dovrebbe fungere da livello di enforcement tra l’agente e il suo endpoint di inferenza. Con un’architettura unificata, l’identità può diventare il control plane per l’adozione sicura degli agenti AI, che sono essenziali per gestire cambiamenti di routine e risolvere deployment in tempo reale, a condizione che venga garantito un controllo rigoroso del comportamento.

Autore

redazione

Redazione Diarioeconomico.