Lavoro

Pensioni: la proposta di uscita a 64 anni con il Tfr suscita polemiche

La proposta di utilizzare il Tfr per andare in pensione a 64 anni è contestata dalla Cgil, che avverte sui rischi di un assegno pensionistico ridotto.

Proposta di uscita anticipata a 64 anni con Tfr

In Breve

Qual è la proposta riguardo all'uscita anticipata a 64 anni?
Si propone di utilizzare il Tfr per andare in pensione a 64 anni.
Qual è la posizione della Cgil su questa proposta?
La Cgil la definisce 'sbagliata' e 'folle', avvertendo sui rischi per i lavoratori.
Quali sono i requisiti economici per accedere alla pensione a 64 anni?
Per il 2026, è richiesto un trattamento pari a tre volte l'assegno sociale, ovvero 1.638,72 euro mensili.

Il dibattito sulle pensioni in Italia si riaccende con la proposta di permettere l’uscita anticipata a 64 anni attraverso l’utilizzo del trattamento di fine rapporto (Tfr). Questa idea, già emersa lo scorso anno, ha suscitato forti critiche da parte della Cgil, il principale sindacato italiano, che la definisce «sbagliata» e «addirittura folle».

Secondo la Cgil, l’implementazione di questo meccanismo trasferirebbe interamente sui lavoratori il costo dell’uscita anticipata, senza apportare una reale flessibilità al sistema pensionistico. Il sindacato sottolinea che il Tfr è considerato salario differito e appartiene ai lavoratori, pertanto non dovrebbe essere utilizzato per finanziare riforme previdenziali. «Il Tfr è delle lavoratrici e dei lavoratori ed è salario differito. Non sono risorse del governo e non sono risorse pubbliche con cui finanziare una riforma delle pensioni», afferma la Cgil.

Inoltre, la confederazione avverte che l’opzione di uscita anticipata, presentata come un’opportunità, comporterebbe un assegno pensionistico più basso per chi la sceglie. In alcuni casi, i lavoratori potrebbero dover utilizzare il proprio Tfr per soddisfare i requisiti economici necessari per accedere alla pensione. Nel 2022, per andare in pensione a 64 anni, era richiesto un trattamento pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale, che corrispondeva a 1.310,68 euro al mese. Per il 2026, la soglia indicata è di tre volte l’assegno sociale, ovvero 1.638,72 euro mensili, un livello che renderebbe difficile l’accesso all’anticipo per una parte consistente dei lavoratori.

La Cgil porta l’esempio di un lavoratore con una retribuzione annua di 30.000 euro e 30 anni di contributi. A 64 anni, la pensione stimata sarebbe di circa 1.110 euro al mese, oltre 500 euro sotto la soglia richiesta. Anche considerando l’aggiunta del Tfr al montante contributivo, il risultato rimarrebbe insufficiente per raggiungere i 1.638,72 euro necessari, secondo il sindacato.

Lara Ghiglione, segretaria confederale della Cgil, ha definito la proposta «l’ennesima proposta sbagliata», sottolineando che la flessibilità in uscita non può essere costruita usando risorse che già appartengono ai lavoratori, né comportare una riduzione permanente dell’assegno pensionistico. Il confronto sulle possibili formule per consentire l’uscita anticipata rimane aperto, con il Tfr nuovamente al centro dello scontro sulle opzioni per lasciare il lavoro prima dell’età ordinaria.

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redazione

Redazione Diarioeconomico.